C’è qualcosa che non va!

Se lo stipendio è a rischio.

Una delle possibilità in mano al creditore se non riesce a trovare beni “aggregabili” (immobili o mobili che siano)  è di chiedere al giudice di bloccare il conto corrente, oppure di pignorare una parte di stipendio del debitore.

Questa opzione è di solito malsanamente utilizzata dagli Ente di Riscossione Tributi ( mai sentito parlare di Equitalia…?) che allegramente pongono pignoramento sul quinto dello stipendio a prescindere dell’entità dello stesso.

Una volta tanto il legislatore* ha stabilito dei limiti ben precisi se intende pignorare stipendi o pensioni (cosiddetto pignoramento presso terzi).

La legge stabilisce che le somme dovute dal datore di lavoro a titolo di stipendi,pensioni, salari o altre indennità derivanti da rapporto di lavoro, comprese quelle a dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall’Agente di riscossione con queste modalità:

a) un decimo: per debiti fino a 2.500 euro;

b) un settimo: per debiti da 2.500 euro a 5.000 euro;

c) un quinto: per debiti superiori a 5.000 euro.

In altre parole, Equitalia (o qualsiasi altro ente di riscossione) non è più libera di pignorare sempre il quinto di stipendi o pensioni, ma dovrà attenersi ai limiti sopra esposti.

Pena l’opposizione al provvedimento stesso.

C’è un però…

Queste disposizioni valgono solamente se il pignoramento viene effettuato in capo al datore di lavoro o all’ INPS; diversamente se attivato presso la banca dove la somma viene depositata allora questi tetti saltano e si potrà pignorare il 100% del conto corrente.

A te le conclusioni…

D.L. n. 16/2012, convertito in legge n. 44/2012, art. 3. La norma ha aggiunto al D.P.R. n. 602/73, l’art. 72-ter.

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